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Schiapparelli: Fashion Becomes Art

camilla ruffini
14 ago
Tempo di lettura: 8 min

Aggiornamento: 16 ago

Ovvero abbandonare la realtà per entrare in un mondo in cui il sopra, sotto, dentro, fuori, non ha più senso e vengono dislocati e reinterpretati, un mondo in cui si dimenticano i punti di riferimento e si cammina in un sogno surreale.

Schiapparelli spinge i confini della moda oltre i limiti conosciuti per sondare e incarnare l'inconscio e il surrealismo.


Locandina della mostra Schiapparelli: Fashion Becomes Art

Personal opinion in breve:

  • La moda di Schiapparelli è arte in ogni sua forma e l'allestimento del V&A l'ha resa un fashion show che riesce ad essere mozzafiato ad ogni sala

  • Il continuo dialogo tra le creazioni di Elsa Schiapparelli e la vision di Daniel Roseberry testimonia il fil d'or che collega Heritage e futuro

  • Pur non essendo una grande fan né dello stile Schiapp né dell'arte surrealista, questa mostra mi ha stregata facendomi considerare sotto una nuova luce entrambi

  • Da vedere.


logo 2 di viaggia la moda

Entrare nella prima mostra inglese dedicata a Schiapparelli da Victoria & Albert Museum vuol dire lasciarsi alle spalle il mondo reale per entrare in un magico sogno surreale.

Alte pareti nere come quinte teatrali ti accolgono e ti trascinano all'interno di un mondo di proiezioni vive che ti prendono per mano e ti conducono ai "portali d'ingresso" di un mondo in cui passato e presente giocano e si confondono, ma non lasciano spazio a dubbi: è la soglia di un mondo capovolto, sotto/sopra, dentro/fuori, sii pronto a varcarla.


prima sala della mostra Schiapparelli: Fashion Becomes Art pareti con proiezioni video

Dal nero emergono con il fascino di un incredulo mistero due abiti cardine: lo Skeleton Dress (1938) e la creazione Haute Couture Autunno Inverno 2021-2022 di Daniel Roseberry con il celebre collier-bijou en forme de poumons.

Due abiti iconici che dichiarano immediatamente la visione dell'esposizione allestita da Sonnet Stanfill in stretta collaborazione con la Maison Schiapparelli (e altri altisonanti musei del costume di mezzo mondo): un "filo d'oro" corre di sala in sala mettendo in continuo dialogo gli anni '30 e il presente in un'esposizione di pura teatralità.





Una teatralità non casuale, ma che arriva direttamente dalle visioni di Elsa stessa che in Place Vendôme ne fa cifra stilistica per allestire le vetrine del suo atelier, una irresistibile attrazione, vere e proprie scenografie teatrali realizzate da Bettina Bergery (socialite, figura di spicco nel mondo della moda e scrittrice nota per il suo ruolo negli ambienti artistici e diplomatici parigini a metà del XX secolo) con due assoluti protagonisti: Pascal e Pascaline, due manichini snodati in legno di proprietà di Elsa e che l'allestimento odierno ripropone dandoci l'illusione di osservare Parigi dall'interno dell'atelier.


Pascal e Pascaline nelle vetrine Schiapparelli  in Place Vendôme

Ma prima ancora della teatralità delle vetrine in Place Vendôme, l'arte e l'illusione, unite ad una tecnica armena per la lavorazione della lana, danno vita al primo successo di Schiapp.: irresistibili maglioni con effetto trompe-l'oeil che lei stessa indossa nelle occasioni più mondane trasformandoli in oggetti di puro desiderio. 



Dal nero si passa al bianco, una grande sala luminosa segna il passaggio dall'iniziale maglieria "pour le sport" alle collezioni da giorno e da soirée;

Mi viene incontro una vera e propria passerella sospesa nel tempo in cui sfilano gli eleganti e discretamente sovversivi tailleurs della Maison: magnifici esemplari di rigore sartoriale.

E poi: stupore inaspettato quando l'occhio cade su bottoni a forma di sirena con i seni nudi al vento o sul meno discreto colore legato per eccellenza ad Elsa: lo shocking.



Una sfilata apparentemente sospesa nel suo tempo, ma che in realtà è in perfetto dialogo con la sala che ospita il contraltare contemporaneo firmato da Daniel Roseberry e che si intravede oltre le spalle dei manichini.


Schiapparelli by Daniel Roseberry puor le soir

Due sale fondamentali collegate da una terza in cui la celebrazione della vita e della sua vitalità è racchiusa nella "commedia dei colori" del 1939: un moderno e infinito carnevale con lunghi soprabiti a scacchi colorati da "fashion Arlecchino" o revers decorati con maxi paillettes luccicanti in blu e, se il colore non basta, si passa ai metalli preziosi: geometrie in oro e bronzo, cappe in oro liquido brillano sulle scene della "vie de Paris" proiettate in bianco e nero. 




Tutto ciò che luccica by Schiapparelli

Con gli occhi pieni di luce mi avventuro in un curvo corridoio candido ma ombroso che percorro con qualche interrogativo, completamente dissolto dall'effetto più wow! che abbia visto negli ultimi tempi: la sala per me in assoluto più straordinariamente scenografica della mostra (di questa e non solo).

Abiti con costruzioni tecniche mozzafiato e decorazioni che vanno oltre il concetto di lusso, musica di sottofondo, una pedana increspata con piccole onde che riflettono giochi di luce delicati ma incisivi che rendono la sala dinamica brillando su tutti i dettagli metallici degli abiti: una meraviglia!

E già così sarebbe più che pazzesca, ma per di più, superato l'abbacinamento da stupore, mi cade l'occhio, quasi per sbaglio, sull'angolo più piccolo e più buio della sala che ospita un abito, illuminato con un singolo e drammatico fascio di luce, ricamato a fili e paillettes metallici brillantissimi che riproducono, niente meno, la fontana di Apollo di Versailles. 




WOW. Non riesco a pensare ad altro che wow, onestamente, un tuffo al cuore. 

Mi forzo ad andare oltre, ma appena mi volto verso la porta mi balzano agli occhi l'abito Millefoglie, pazzesco, ma ancora più pazzesco, indossato da un manichino seduto su una "balaustra", un completo con una giacca che omaggia splendidamente il lavoro fatto da Elsa e che ha, sobriamente, ricami oro su fondo bianco e palme in metallo 3D sulle spalle, alternativa e più gradevole rivisitazione delle spalline militari. 

Riesco a fatica ad andare oltre ma la situazione si fa sempre più calda (e non solo perché fuori ci sono 40 gradi e dentro pure). 



La mostra espone ben più di 400 pezzi, tutti uno più incredibile dell'altro, dai cappelli ai guanti, ai bottoni, ai gioielli... 



Raccontarli tutti sarebbe difficile, allora mi soffermo sulle sale che ho trovato davvero, davvero insuperabili, per capi esposti e soluzioni espositive adottate. 

La prima è indiscutibilmente la sala a mezza luna, di nuovo completamente nera, in cui sono inserite a raggiera piccole vetrine che ospitano le giacche Schiapparelli: i massimi livelli del sapere artigiano e sartoriale definiscono silhouettes semplici e lineari e si fondono con tessuti sontuosi e decorazioni a dir poco inusuali, bottoni audaci (anche parecchio) e tasche oversize, strumenti musicali, fiori, strisce metalliche... tutti ricamati dalla Maison Lesage. 

E ovviamente l'iconico rosa Schiapparelli. 

Un piacere per gli occhi che non sai più dove posare. 

Forse è proprio in questa sala che si coglie a pieno l'analisi che Vogue America scriveva tra il 1935 e il 1940 sulle clienti e le creazioni di Elsa: "le donne che indossano Schiapparelli sono donne particolari che non passano inosservate, ovunque vadano sono protette da un'armatura di arguta e divertente capacità di conversazione; sono donne che riconoscono il potere trasformativo di un abbigliamento distintivo indossato con eleganza."




Non servirebbe altro per capire che le creazioni di Elsa sono più che semplici abiti, sono soprattutto opere d'arte, soprattutto considerando la potenza che Elsa ha avuto all'interno del mondo e dell'immaginario surrealista. 

Cocteau, Man Ray e Dalì, per citare solo i nomi più noti, sono gli artisti che la ispirano e che lei stessa ispira in un continuo scambio di idee, visioni e suggestioni: creano insieme collezioni, profumi, accessori, oggetti, cosmetici, campagne pubblicitarie, studiano insieme l'immagine da dare al marchio e fanno di Elsa un'opera d'arte al pari delle sue creazioni.

Gli abiti di Elsa incarnano le idee surrealiste al massimo livello, soprattutto quando il Movimento arriva ad indagare il corpo femminile: nella loro sinuosa linearità, fatta di "tessuti che si arrampicano sul corpo", rappresentano il fascino erotico dell'abbigliamento che apre all'esplorazione della sessualità come aspetto chiave della modernità (vedi Freud). 



Alla moda viene delegato il compito di analizzare il simbolismo sessuale legato al corpo della donna. 

Elsa è l'unica che interpreta con successo l'indagine surrealista sul corpo femminile, non a caso spuntano sugli abiti e tra gli accessori nasi, occhi, labbra, seni, mani, scheletri, frammentati, erotizzati, smembrati e dislocati come nelle migliori visioni oniriche surrealiste in cui non manca un sano tocco di umorismo macabro. 

Elsa spinge la moda, dall'interno di quel mondo creativo, ai suoi confini più estremi (per l'epoca), ridefinendo il gusto e la percezione della bellezza del XX secolo, scioccando e provocando. 

Si immerge nell'avanguardia dialogando direttamente e intensamente con l'arte, il design e la performance.



Pare che Elsa avesse messo lo zampino anche nell'ideazione della famosa tazza di pelo di Colazione in pelliccia di Meret Oppenheim, ed è forse ciò che evoca la sala in cui mi ritrovo: tutta foderata di pelo, giochi di specchi e oro da giramento di testa per esporre le boccette di profumo più surreali che siano mai state realizzate.

Basta guardarle perchè tutta questa complementarità e fusione di mondi diventi più semplicemente evidente.



Snuff, unico profumo maschile, venduto in una scatola piena di tabacco e in una boccetta a forma di pipa, e ovviamente sulla scatola campeggiava il motto " Ceci n'est pas une pipe" di Magritte; 

Le Roy Soleil, omaggio al più eccessivo dei re di Francia, vanta una boccetta in cristallo Baccarat disegnato da Dalì, venduto in conchiglie di metallo dorato in numero limitato di 2000 pezzi; 

Shocking, il più iconico tra gli iconici, con la sua boccetta modellata sul busto dell'attrice Mae West con un metro a nastro sulle spalle (il più imitato ad esempio da Gaultier, tanto per dirne uno, ma non è decisamente il solo); 

S, il primo profumo unisex della storia; 

Sleeping, per concludere, il profumo studiato per coricarsi e aprire le porte dell'inconscio al mondo onirico. 

Mi sento quasi Alice nei dintorni dello specchio e non so se siano più assurdamente geniali i profumi o l'allestimento della sala. 


Nel 1936 Schiapparelli apre un atelier anche a Mayfair, Londra: il suo marchio è ormai ampiamente internazionale sulle sponde di mari e oceani, ma nella capitale inglese più che aprire una Boutique, apre la strada al Surrealismo in Inghilterra.

Il suo atelier è un negozio dove vendere abiti, ma più ancora è il centro del movimento artistico oltremanica, tanto che la collezione di quell'anno viene esposta insieme ai disegni di Dalì. 

I londinesi apprezzano soprattutto le creazioni più spettacolari di Elsa, che per altro esaltano i tessuti inglesi di cui era fervente appassionata ed estimatrice. 

Ed è Wallis Simpson, profondamente americana ma ponte tra le due sponde dell'Atlantico, una delle clienti più vicine ad Elsa che commissionò per il suo corredo di matrimonio il celebre abito con aragosta realizzato in collaborazione con Dalì (secondo cui le aragoste erano la massima espressione della sensualità). 





Arrivata verso il finire della sua carriera Elsa esclamava giustamente con orgoglio "nessuno è mai riuscito a pronunciare il mio nome, ma tutti sanno cosa significa". 

Nel 1954 Elsa passa la mano, nel 2019 Daniel Roseberry la afferra. 

Infinita fu la polemica per quella celeberrima testa di leone uscita in passerella per la sfilata Haute Couture Primavera/Estate 2023. 

Che piacesse o meno, solo conoscendo il testimone che Roseberry stava raccogliendo si può comprendere appieno la sua proposta.


Il nuovo direttore creativo della Maison porta avanti l'Heritage Schiapparelli continuando ad unire la maestria artigianale di altissimo livello sartoriale a elementi molto personali legati alle proprie radici texane (ha portato il denim nell'haute couture), allo spirito sovversivo della fondatrice, alla sua audace immaginazione che conduce ancora oggi a mondi onirici e ad altri stati di coscienza, di innovazione e sperimentazione di tessuti e tecniche. 

La visione di Roseberry cerca la "creazione di una tensione, come quella di un sassolino nella scarpa, di un elemento che renderà l'abito memorabile, che riuscirà ad entrarti sotto la pelle" e, come da tradizione surrealista, riuscirà invertire il dentro con il fuori, tornando al punto di partenza, con la collana bronchiale, per l'appunto. 


L'ultima sala è il trionfo di questa visione.

Si inizia con l'abito realizzato per Ariana Grande, premiata agli Oscar per Wicked, un favoloso omaggio al Mago di Oz e alla tradizione Schiapparelli, e si finisce con uno spettacolare abito-scorpione con il corpetto-coda tutto lavorato con delicatissimi fiori trasparenti e la rivisitazione dello Skeleton dress, meno sensualità anni '30 e più Hollywood style. 





Il corridoio d'uscita non è da meno e testimonia come il mondo Schiapparelli ispiri ancora oggi maestri della fotografia, con Tim Walker, in sostituzione (almeno ci prova) di Man Ray, che a suo modo rievoca e interpreta la dimensione onirica. 



 Se non si fosse compreso a sufficienza, questa mostra mi ha stregato, nonostante non sia una delle più grandi fan del Surrealismo. 


Un consiglio?! 

 Se puoi spingerti oltre i confini della "perfida Albione" corri a vederla!!! 

A parte l'estasi per un allestimento spettacolare, torno a casa con una comprensione che fino a questo momento avevo mancato rispetto a questa artista (perché di artista parliamo) e un rinnovato entusiasmo per il mondo in cui ha avuto la fortuna e la capacità di lavorare. 

Esco dall'ultima sala come se davvero mi stessi risvegliando da un sogno inaspettato, fatto di meraviglia, incredulità, stupore, vitalità e sorprese insettifere (la collezione Pagan). 

Ho camminato in un mondo di coscienza onirica e ora so per certo come ci si sente a vivere un sogno surreale. 

 

Mostra visitata martedì 28 luglio 2026, aperta fino a novembre 2026.


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